LA STORIA DI IBRAHIM
Sulla riva del fiume Uebi Scebelli, vicino a Giowhar, a circa novanta chilometri da Mogadiscio, sorge il piccolo villaggio agricolo di Ghed Barkalle. La zona è malarica, e i suoi abitanti, già debilitati dalla malnutrizione, vengono decimati da questa malattia, difficilmente curabile, vista la mancanza di medicinali.
Anche il contadino Mohamed Ahmed, un giorno, muore di malaria cronica, lasciando nella disperazione il figlio di cinque anni, Ibrahim, il quale, tuttavia, non resta solo ma con suo nonno, una figura importante che gli trasmette sicurezza e affetto.
Così, quando la COPAM sceglie Ibrahim come secondo orfano del progetto "Terra per la Vita", decide di far sì che questi venga adottato insieme al nonno, al fine di evitare una dolorosa separazione.
Il contadino Ali Maow, al quale è stato consegnato un appezzamento di due ettari di terra nella stessa zona, ha accettato volentieri di prendersi cura di nonno e nipote, che attualmente vivono con lui e la sua famiglia a Ged Faqe, nel distretto di Balad.